La Robin Tax, l’imposta sul reddito delle società che tocca le aziende petrolifere ed energetiche, è incostituzionale.
Lo ha deciso la Consulta, esprimendosi sulla questione di legittimità sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia a seguito del ricorso proposto da una rete di punti vendita di carburanti, Scat Punti vendita spa contro l’Agenzia Entrate di Reggio Emilia.
Secondo i giudici della Corte Costituzionale, la Robin Tax “ha previsto una maggiorazione d’aliquota di una imposizione, qual è l’Ires, che colpisce l’intero reddito dell’impresa” e non i soli “sovra-profitti”, perchè manca “un meccanismo che consenta di tassare separatamente e più severamente solo l’eventuale parte di reddito suppletivo connessa alla posizione privilegiata dell’attività esercitata dal contribuente al permanere di una data congiuntura”.
Gli effetti della sentenza non saranno retroattivi. Lo ha deciso la Consulta spiegando che altriimenti “l’impatto macroeconomico delle restituzioni dei versamenti tributari determinerebbe uno squilibrio del bilancio dello Stato tale da implicare “una manovra finanziaria aggiuntiva”.
Nel 2014, secondo quanto emerge dall’ultima relazione inviata al Parlamento dall’Autorità per l’energia, la Robin tax ha consentito allo Stato di incassare circa un miliardo di euro dalle società energetiche, sui bilanci 2013.
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