Più di 3.200, distribuite in maniera pressoché omogenea su tutto il territorio nazionale. Sono le startup innovative, imprese che parlano un linguaggio giovane, dinamico e ipertecnologico.
A milano sono 470, a Roma 270, a Torino 174. Ma sono presenti anche nelle pronvince più piccole, come Trento, o con maggiori problemi di sviluppo, come Napoli, dove se ne contano in entrambi i casi 96.
I dati emergono della sezione speciale del Registro delle imprese delle Camere di commercio, e d da una specifica indagine promossa da Unioncamere e Ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior.
Oltre tre quarti delle start-up è attivo nel settore dei servizi, poco più del 18% nell’industria e il 4% nel commercio. Più nel dettaglio, quattro imprese su 10 operano nelle attività terziarie più fortemente legate alle nuove tecnologie (produzione di software, consulenza informatica e servizi di informazione), mentre una quota del 16,7% si occupa di ricerca e sviluppo. All’interno del settore manifatturiero, la prevalenza va all’ICT, ossia a quei comparti che sviluppano la parte hardware (fabbricazione di computer) e le altre tecnologie di base (strumentazioni elettriche ed elettroniche). Stentano ancora a decollare l’energia e il sociale, due campi che il legislatore ha privilegiato riservando loro ulteriori incentivi. Le start up energetiche pesano infatti poco più del 12% (388 unità), mentre quelle a vocazione sociale costituiscono circa il 3% del totale.
Il Nord Ovest è l’area che ospita il maggior numero di start up (in particolare la Lombardia e Milano), seguito dal Nord Est (con buone performance dell’Emilia Romagna e, a livello provinciale, di Trento). Significativo e degno di attenzione è però il contributo fornito dal Mezzogiorno, di poco inferiore a quello del Nord Est e pari a quello del Centro.
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