Nuovi criteri per la concessione degli alloggi di servizio, riduzione della spesa per le retribuzioni e nuovi divieti di cumulo dei trattamenti economici. Queste le linee guida del bilancio di previsione 2016 del Quirinale, il primo del settennato del presidente Sergio Mattarella.
Complessivamente, la dotazione annuale a carico del bilancio dello Stato sarà di 224 milioni di euro, il medesimo importo dell’anno precedente. “In valore assoluto – sottolinea il Colle – la dotazione è tornata ad essere quella erogata nel 2007 e, in termini reali, tenuto conto dell’inflazione, registra una diminuzione del 13% rispetto a tale anno”.
La spesa per le retribuzioni è diminuita dell’1,84% rispetto alla previsione iniziale del bilancio 2015. Nel biennio 2017-2018, tale importo subirà ulteriori cali, rispettivamente, dell’1,55% e del 2,56%.
Agli inizi del nuovo settennato è stato introdotto il divieto di cumulo dei trattamenti economici erogati dal Segretariato generale con quelli corrisposti da altri soggetti o da gestioni pensionistiche pubbliche. I provvedimenti del 2014, che avevano recepito il limite di 240mila euro annui lordi introdotto per legge nello stesso anno, sono stati integrati con la disciplina relativa al cumulo dei redditi percepiti da altre amministrazioni.
Tali provvedimenti hanno interessato lo stesso presidente Mattarella e, in particolar modo, il segretario generale, che fin dalla sua nomina, avvenuta il 17 febbraio 2015, dapprima per iniziale autonoma rinuncia e poi per effetto dei predetti interventi normativi, non percepisce alcun trattamento economico a carico del bilancio del Segretariato generale, ed i consiglieri del presidente della Repubblica. Per tali retribuzioni, pertanto, rispetto all’originaria previsione di spesa contenuta nel bilancio 2015, nel 2016 regista un risparmio effettivo di 1,22 milioni di euro.
Il nuovo bilancio fissa anche criteri più restrittivi per la concessione degli alloggi di servizio. I canoni di locazione sono stati incrementati del 20% per gli aventi diritto, mentre coloro che non hanno più i requisiti per l’assegnazione dell’alloggio dovranno lasciarlo entro due anni e, sino a quella data, sono tenuti al pagamento di un canone di importo crescente, stabilito sulla base delle stime effettuate dall’Agenzia del demanio.
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