Il welfare aziendale è in piena evoluzione e sarà uno dei temi rilevanti nel prossimo futuro. Il 45% delle aziende italiane attua almeno quattro iniziative di welfare come, ad esempio, previdenza integrativa, assicurazioni per i dipendenti e le famiglie, tutela delle pari opportunità, conciliazione del lavoro con le esigenze familiari, sostegno ai soggetti deboli e integrazione sociale, welfare allargato al territorio.
E’ quanto emerge dal primo Rapporto nazionale 2016 sul welfare nelle piccole e medie imprese, realizzato attraverso una ricerca condotta su 2.140 aziende dei tre settori produttivi: industria, commercio e servizi e agricoltura.
Promosso da Generali Italia, con la partecipazione di Confagricoltura e Confindustria, e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, Welfare Index Pmi è l’indice che misura il livello di welfare aziendale nelle pmi italiane, con l’obiettivo di diffondere la cultura del eelfare nelle piccole medie imprese.
Dall’analisi emerge che, complessivamente, le aree di welfare più utilizzate dalle imprese sono raggruppabili in tre tipologie: iniziative per la gestione del personale, iniziative classiche di welfare complementare, e iniziative più innovative come pari opportunità e sostegno ai genitori.
Le motivazioni che spingono le pmi ad intraprendere iniziative di welfare aziendale sono risultate principalmente due: la gestione del personale, e quindi il benessere dei dipendenti per migliorarne la soddisfazione e la produttività, e la sostenibilità nel lungo termine del successo aziendale, unita ad aspetti reputazionali.
Gli incentivi fiscali emergono in ogni caso come determinanti: il 35% delle aziende afferma di aver effettuato i rilevanti investimenti di risorse aziendali compensati dai risparmi fiscali.
Le aziende attive nel welfare hanno tipicamente più di 100 dipendenti.
Su base geografica non si evidenziano spiccate differenze tra Nord, Centro e Sud, ma solo ambiti specifici nelle diverse aree geografiche, a dimostrazione che il welfare aziendale rispecchia le specifiche esigenze del territorio, oltre che dell’impresa. Ad esempio, al Sud vi è una maggiore attenzione alle “pari opportunità e sostegno genitori” (25,8%) alla “sicurezza e prevenzione incidenti” (51,3%)
I vincoli che frenano l’iniziativa delle piccole e medie imprese sono dovuti soprattutto alla carenza di informazioni chiare in merito alle modalità di attuazione del welfare aziendale, e alla mancanza delle competenze necessarie per mettere in atto le iniziative. Per questo motivo, circa il 60% delle imprese molto attive indica come fattore di primaria importanza la possibilità di accedere a servizi di informazione e consulenza da parte delle associazioni imprenditoriali.
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