Le segnalazioni connesse alla voluntary disclosure, oltre 7mila nel 2015, e oltre 10mila nella prima parte del 2016, hanno fatto emergere in alcuni casi sospetti di reati esclusi dal beneficio della non punibilità.
E’ quanto emerge dal Rapporto sull’attività svolta nel 2015 dall’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia. Un documento che fa il punto sulle attività di contrasto, anche sul piano finanziario, alla criminalità organizzata, alla corruzione, e all’evasione fiscale,
Nel 2015 sono pervenute all’Uif 82.428 segnalazioni di operazioni sospette, oltre 10mila in più rispetto al 2014. Nel primo semestre del 2016 il flusso ha già superato le 50.000 unità.
Questo trend, spiega Bankitalia, testimonia la maggiore consapevolezza degli operatori sui rischi di compromissione e la loro intenzione di elevare i presidi.
Le segnalazioni dei professionisti sono passate da poco meno di 2.500 a quasi 6mila, soprattutto in conseguenza delle operazioni di regolarizzazione fiscale.
Nel 2015 le segnalazioni degli operatori non finanziari, soprattutto gestori di giochi e scommesse e commercianti in oro e oggetti preziosi, sono aumentate di oltre il 60 per cento.
Critica resta la collaborazione da parte degli uffici della pubblica amministrazione (appena 21 segnalazioni nel 2015 e 7 nel primo semestre 2016), malgrado l’emanazione nel settembre 2015 di specifici indicatori di anomalia e criteri organizzativi per agevolare l’intercettazione delle operazioni sospette.
Le segnalazioni analizzate dalla Uif e trasmesse agli organi investigativi sono state nel 2015 quasi 85.000, con un incremento del 12% circa rispetto all’anno precedente.
Il controllo ispettivo è stato esteso a soggetti appartenenti a settori diversi da quello bancario. Nel 2015 sono state condotte ispezioni presso istituti di pagamento, intermediari del mercato mobiliare, società di trasporto valori, operatori di gioco, imprese assicurative, società di revisione, in coordinamento con le autorità competenti.
Gli accertamenti sul money transfer hanno posto in luce criticità nelle reti distributive utilizzate da istituti di pagamento comunitari operanti in Italia in regime di libera prestazione di servizi.
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