L’Italia ha bocciato la riforma della Costituzione. Il dato definitivo della consultazione referendaria racconta di una netta vittoria del No, con il 59,11% dei voti. E di un’altissima affluenza, pari al 65,47%, due volte quella del referendum sulle trivellazioni dello scorso aprile, ferma al 32%, e ben superiore alle elezioni politiche del 2014, quando avevano votato il 58,7% degli aventi diritto.
Poco dopo la mezzanotte, Renzi ha prima telefonato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e poi si è presentato davanti ai microfoni, a Palazzo Chigi, riconoscendo il risultato “inequivocabile e netto”, e annunciando le proprie dimissioni.
“Non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi, volevamo vincere non partecipare – ha detto – Nel pomeriggio riunirò il Consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale”.
Il premier si è assunto le responsabilità della sconfitta. “Ma – ha sottolineato – è stata una festa in un contesto in cui tanti cittadini si sono avvicinati alla Carta costituzionale. Sono fiero ed orgoglioso della possibilità che il Parlamento ha dato ai cittadini”.
Prima di congedarsi, il presidente del Consiglio ha voluto ringraziare la moglie Agnese e i suoi figli per il supporto nei suoi 1000 giorni da primo ministro.
“Qui in questa sala – ha detto infine congedandosi – saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare”.
Soddisfazione per l’esito referendario tra le forze politiche che hanno sostenuto le ragioni del No. Nelle dichiarazioni post voto si sono detti favorevoli al ritorno immediato alle urne i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, della Lega Nord e di Fratelli d’Italia. Di diversa opinione Forza Italia: per Renato Brunetta “il Pd ha il diritto e il dovere di formare una nuova maggioranza e un governo non più con Renzi, fare una nuova legge elettorale con il più ampio concorso possibile e solo dopo andare a elezioni”.
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