Circa un terzo degli italiani ritiene che una maggiore presenza femminile all’interno delle aziende sarebbe utile, poiché le loro competenze sono spesso complementari a quelle degli uomini.
E’ quanto emerge da un sondaggio condotto da Jobrapido in occasione della Festa della Donna.
Per quanto riguarda le posizioni manageriali, ben otto italiani su dieci affermano senza esitazione che non avrebbero problemi a lavorare con capi donne, con circa la metà convinta che queste siano in grado di poter svolgere ruoli di leadership meglio degli uomini.
La stragrande maggioranza degli italiani (85%) non avrebbe alcun problema ad avere come responsabile di lavoro una donna, con solo il 3% che afferma che questa situazione potrebbe essere potenziale fonte di disagio. Inoltre, sono molti gli italiani che affermano di aver già lavorato con un capo donna in passato (il 75%).
Sul luogo di lavoro, le donne sono profondamente concrete e in grado di raggiungere più rapidamente gli obiettivi rispetto alla controparte maschile: è questo quello che pensa oltre un italiano su quattro (26%). Tra le altre qualità femminili emerse dallo studio, ci sono la capacità di gestire più efficacemente i progetti di squadra (22%) e il fatto di avere migliori doti motivazionali (10%).
Sebbene la metà degli italiani sia convinta che in fondo non ci sarebbe molta differenza tra un leader uomo e un leader donna, ben il 45% ritiene che le donne possano ricoprire posizioni manageriali anche meglio degli uomini. Il 71% afferma che una maggiore presenza femminile porti benefici all’azienda grazie a una complementarietà di competenze con gli uomini.
Il 25% degli intervistati pensa che ci sia ancora troppa discriminazione verso il mondo professionale femminile, e il 37% sostiene che l’ostacolo principale sia legato alla maternità e alla gestione della famiglia, percepiti ancora come incompatibili con posizioni manageriali. Tra le altre probabili cause, gli italiani includono anche motivazioni culturali, che vedono ancora la consuetudine in una classe dirigente esclusivamente maschile (14%), e un’incapacità femminile di gestire stress e pressione (8%).
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