Le tensioni sul debito sovrano nell’area dell’euro e la persistente incertezza circa il processo di consolidamento delle finanze pubbliche negli Stati Uniti si ripercuotono sulle prospettive di crescita delle economie avanzate. Secondo prime indicazioni, il commercio globale avrebbe rallentato nel quarto trimestre. Lo riferisce il Bollettino Economico della Banca d’Italia.
E’ aumentata l’avversione al rischio degli investitori, così come la preferenza per strumenti ritenuti sicuri, quali i titoli di Stato statunitensi e tedeschi. Il 13 gennaio l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il debito sovrano di nove paesi dell’area dell’euro,tra cui la Francia, l’Italia e la Spagna, sottolinea Bankitalia.
Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi, che aveva raggiunto in novembre i 550 punti base, valore massimo dall’introduzione dell’euro, si era significativamente ridotto all’inizio di dicembre, dopo l’annuncio di nuove, incisive misure correttive del bilancio pubblico; è tornato ad aumentare man mano che si acuivano i timori circa la natura sistemica della crisi. Sulle scadenze più brevi i premi per il rischio sui titoli di Stato sono invece fortemente diminuiti nelle ultime settimane, dopo l’avvio delle operazioni di rifinanziamento a tre anni da parte della Bce.
Per quanto riguarda l’Italia l’attività economica ha risentito del quadro interno e internazionale. Nel terzo trimestre del 2011 il PIL dell’Italia è diminuito dello 0,2 per cento sul periodo precedente. La debolezza della domanda interna è confermata dagli indicatori più recenti e dalle opinioni delle imprese. La dinamica del prodotto risente del rialzo dei costi di finanziamento, per l’aggravarsi della crisi del debito sovrano, e del rallentamento del commercio mondiale, che comunque continua a fornire sostegno all’attività economica. In riduzione della domanda interna operano anche le manovre correttive di finanza pubblica, peraltro indispensabili per evitare più gravi conseguenze sull’attività economica e sulla stabilità finanziaria. La competitività delle imprese è lievemente migliorata grazie al deprezzamento dell’euro.
Il recupero dell’occupazione iniziato nell’ultimo trimestre del 2010 si è arrestato negli ultimi mesi dello scorso anno: in ottobre e in novembre vi sarebbero stati un calo degli occupati e una ripresa del tasso di disoccupazione, che tra i più giovani ha raggiunto il 30,1 per cento. Anche se continua a ridursi il ricorso alla Cassa integrazione, peggiorano le attese delle imprese circa i loro livelli occupazionali.
Le pressioni inflazionistiche si attenuano, anche se i prezzi risentono dell’imposizione indiretta – Le pressioni inflazionistiche sono in attenuazione, in un quadro di moderazione dei costi e di debolezza della domanda. Negli ultimi mesi del 2011 gli aumenti delle imposte indirette hanno causato un rialzo del livello dei prezzi al consumo; un altro rialzo potrà derivare dagli aumenti delle accise sui carburanti deliberati all’inizio di quest’anno in talune regioni e dai rincari di alcuni prezzi regolamentati.
Nel 2011, prosegue il documento, il fabbisogno del settore statale è sceso al 3,9 per cento del Pil, dal 4,3 del 2010. L’indebitamento netto dovrebbe essersi collocato in prossimità del livello (3,8 per cento del Pil) stimato dal Governo all’inizio di dicembre, con una significativa flessione rispetto al livello del 2010 (4,6 per cento del Pil). L’incidenza del debito sul prodotto, pari al 118,4 per cento nel 2010, si sarebbe collocata in prossimità del 120 per cento: l’incremento sarebbe inferiore a quello stimato per la media degli altri paesi dell’area dell’euro.
Nell’ipotesi di rendimenti, prosegue il Bollettino, dei titoli di Stato fermi per un biennio alla configurazione dell’inizio di gennaio, il Pil si ridurrebbe dell’1,5 per cento nella media di quest’anno; l’attività economica tornerebbe a crescere solo nel corso dell’anno prossimo. Vi è il rischio che un peggioramento delle aspettative, che determini un ulteriore inasprimento delle condizioni dei mercati del debito sovrano e del credito, possa portare a una flessione più accentuata. In ipotesi più favorevoli, in cui le politiche di risanamento dei conti pubblici adottate dal Governo e le risposte alla crisi concordate in sede europea ripristinassero almeno in parte la fiducia degli investitori, riducendo i costi di finanziamento per tutti gli attori economici (settore pubblico, banche, imprese e famiglie), l’economia italiana potrebbe riprendersi più rapidamente: un ritorno del differenziale tra il BTP e il Bund attorno ai livelli registrati in media la scorsa estate implicherebbe una flessione dell’attività produttiva nella media del 2012 poco discosta da quella sopra menzionata, ma con una stabilizzazione nella seconda metà dell’anno e un più rapido ritorno alla crescita nel 2013.
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