Uno studio condotto in collaborazione tra il Consiglio nazionale delle Ricerche e l’Irccs MultiMedica ha identificato le staminali multipotenti indotte per la rigenerazione dei cardiomiociti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cell Death and Differentiation.
La scoperta, che apre nuove prospettive nel panorama delle terapie cellulari, dimostra per la prima volta che i cardiomiociti – le cellule del cuore – possono essere una fonte di cellule staminali con caratteristiche ‘differenziative’ vantaggiose rispetto ad altre staminali.
Questa ricerca apre la possibilità di utilizzare i cardiomiociti come cellule staminali cardiache, passando per lo stadio embrionale. “Grazie alle loro capacità differenziative, queste cellule potranno essere utilizzate per la riparazione del miocardio danneggiato – spiega la ricercatrice del Cnr Claudia Bearzi – La prerogativa di generare qualsiasi tipo di tessuto è esclusiva delle cellule staminali embrionali ma è noto che restrizioni etiche limitano l’utilizzo delle stesse. Nel 2006, un ricercatore giapponese, Shinya Yamanaka, ha dimostrato la possibilità di riportare cellule neonatali e adulte, quindi già differenziate, ad una condizione di ‘staminalità’, con la capacità di generare tessuti pari a quella delle cellule staminali embrionali con l’introduzione di pochi geni fetali. Queste staminali ottenute da cellule mature erano state definite multipotenti indotte”.
Gli autori della ricerca sono rientrati in Italia dopo un lungo periodo lavorativo negli Stati Uniti d’America presso la Harvard Medical School. La ricerca è stata finanziata dal ministero della Salute nell’ambito del programma “giovani ricercatori” ed è supportata da collaborazioni con altre istituzioni italiane, tra cui le Università di Torino, di Milano Bicocca e Vita e Salute San Raffaele di Milano.