Nel secondo trimestre 2011 gli occupati sono 23,09 milioni, lo 0,4 per cento in più dello stesso trimestre del 2010 (+87 mila unità). L’incremento riguarda esclusivamente la componente femminile. Il tasso di occupazione nella fascia di eta tra 15 e 64 anni rimane stabile su base annua al 57,3 per cento, dopo dieci trimestri consecutivi di flessione e il lieve incremento registrato nel trimestre precedente. E’ quanto emerge dal Rapporto sulla Coesione Sociale di Istat, Inps e ministero del Lavoro.
Il numero dei disoccupati è pari a 1,94 milioni. Il tasso di disoccupazione è al 7,8 per cento (+0,5 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2010), quello giovanile (15-24 anni) si attesta invece al 27,4 per cento raggiungendo il 44 per cento se riferito alle donne del Mezzogiorno. Continua a crescere la popolazione che non cerca lavoro nè è disponibile a lavorare. Il tasso di inattività si porta al 37,9 per cento, quattro decimi di punto in più rispetto a un anno prima.
Nel 2010, gli occupati a tempo determinato sono 2,1 milioni, il 12,8 per cento dei lavoratori dipendenti. Si tratta in gran parte di giovani e donne. Gli occupati part-time sono invece 3,43 milioni, il 15 per cento dell’occupazione complessiva. Anche in quest’ultimo caso prevale nettamente la componente femminile.
Sempre nel 2010, la retribuzione mensile netta è di 1.286 euro per i lavoratori italiani e di 973 euro per gli stranieri. In media gli uomini italiani percepiscono una retribuzione più elevata (1.407 euro) rispetto alle italiane (1.131 euro). Il divario retributivo di genere è più accentuato per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.118 euro e le donne soltanto 788 euro.
Nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5,3 milioni di rapporti di lavoro dipendente o parasubordinato. Il 67,7 per cento delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a tempo determinato, il 19 per cento con contratti a tempo indeterminato e l’8,6 per cento con contratti di collaborazione. I rapporti di apprendistato sono stati appena il 3 per cento del totale.
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