Nel 2010 il 18,8 per cento dei giovani ha abbandonato prematuramente gli studi o qualsiasi altro tipo di formazione. Il dato è contenuto nel rapporto sulla Coesione sociale di Istat, Inps e ministero del Lavoro.
La quota italiana di giovani che smettono di studiare è nettamente superiore a quella dell’Unione Europea a 25 paesi (13,9 per cento) e ancora lontana dall’obiettivo stabilito dalla Strategia Europa2020 della Commissione Europea, che intende portare gli abbandoni sotto la soglia del 10 per cento.
Sebbene più contenuto nei valori assoluti, l’abbandono prematuro degli studi è relativamente più frequente nella popolazione straniera (43,8 per cento contro il 16,4 per cento di quella italiana). Il divario risulta ancora più accentuato per la componente femminile: abbandona gli studi il 42,1 per cento delle giovani straniere contro il 12,7 per cento di quelle italiane.
Nel Mezzogiorno, dei circa 400mila giovani fuori dagli studi, appena il 31,9 per cento è occupato (contro il 43,8 per cento della media nazionale e il 57,9 per cento nel Nord-est), mentre il 49,3 per cento risulta inattivo.
C’è un forte legame tra l’abbandono degli studi da parte dei giovani e il grado di istruzione dei genitori. Appena il 2 per cento dei figli di genitori laureati lascia gli studi, contro il 25,2 per cento dei figli di genitori con licenza media e il 44,4 per cento dei figli di genitori in possesso della licenza elementare.