E’ aumentata del 7,8 per cento, tra il 1993 e il 2011, l’occupazione totale in Italia. L’aumento, sottolinea l’Istat nel rapporto annuale 2012, ha però riguardato esclusivamente il Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno l’occupazione è scesada circa 6,4 a 6,2 milioni.
Nell’arco degli ultimi venti anni la domanda di lavoro è stata sostenuta, in Italia come negli altri paesi europei, dallo sviluppo del settore terziario. In questo settore gli occupati sono cresciuti fino al 2010 a un tasso dell’1,5 per cento medio annuo (+2,6 milioni di unità) e dell’1 per cento nel 2011.
Alla crescita occupazionale del settore terziario si è associato, fino ai primi anni dello scorso decennio, il progressivo orientamento della domanda di lavoro verso le componenti più qualificate. Negli anni successivi c’è stato invece uno spostamento verso figure professionali meno qualificate e più esecutive. Si tratta della crescita di occupati nelle attività collegate agli alberghi e ristorazione, alla cura della persona, alla distribu-zione commerciale e soprattutto nei lavori di collaboratore domestico, manovale, custode, facchino.
Apartire dal 2008 il tasso di disoccupazione dei 18-29enni ha avuto un’impennata raggiungendo il 20,2 per cento nel 2011, facendo registrare la massima distanza dal 1993 con il tasso di disoccupazione complessivo (8,4 per cento).
Nel 2011 i Neet (15-29enni che non studiano e non lavorano) sono 2,1 milioni. La quota dei Neet è più alta nel Mezzogiorno, 31,9 per cento, un valore quasi dop- pio di quello del Centro-nord, con punte massime in Sicilia (35,7 per cento) e in Campania (35,2 per cento).
Dal 1993 al 2011 gli occupati dipendenti a termine sono cresciuti del 48,4 per cento (+751 mila unità) a fronte del +13,8 per cento registrato per l’occupazione dipendente complessiva. Nel 2011 l’incidenza del lavoro temporaneo sul com- plesso del lavoro subordinato è pari al 13,4 per cento, il valore più elevato dal 1993; supera il 35 per cento (quasi il doppio del 1993) fra i 18-29enni.