La crisi appare ormai alle spalle, ma nelle famiglie è diffusa la percezione che la perdita di reddito disponibile non sia stata completamente recuperata. Anche nel 2015 e nel 2016, le spese nel continuano ad essere improntate alla sobrietà.
Questo l’esito di una indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, basato su interviste effettuate da Doxa.
Se la quota delle famiglie che dichiarano un reddito insufficiente si è stabilizzata nel 2016 intorno al 17 per cento, senza ridursi, è invece sulle aspettative che si registra il vero miglioramento. Fino al 2015, il 50 per cento degli intervistati giudicava probabile un peggioramento imminente delle proprie condizioni economiche. Nel 2016 le proporzioni sono opposte: il 60 per cento giudica infatti imminente un miglioramento. Non solo: sempre nel 2016 una quota tra il 20 e il 22 per cento del campione pensa non solo di mantenere, ma di aumentare le spese per i figli e di espandere quelle per la salute e per l’acquisto dei beni durevoli, rinviato negli anni passati.
La mite ripresa, unita alla volatilità dei mercati finanziari e alla esiguità dei rendimenti, sono alla base della crescente motivazione “precauzionale” del risparmio (58,3 per cento, in aumento di 10 punti).
Aumenta un po’ (da 8 a 8,5 per cento) il risparmio per la casa, ma si conferma il superamento del risparmio fatto per i figli (17,1 per cento) rispetto a quello accantonato per il mattone. Il rapporto tra le due motivazioni era invertito prima della crisi, quando il risparmio per la casa precedeva quello per i figli.
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