Orientamento, voti alti e stage: è questo il mix perfetto con il quale i diplomati possono ottenere risultati migliori dopo la conquista del titolo, sia che si scelga di proseguire gli studi all’università o di inserirsi nel mondo del lavoro. A dirlo è il Rapporto 2016 AlmaDiploma che ha coinvolto oltre 100mila studenti di 300 Istituti di scuola secondaria superiore, indagando le scelte compiute da un campione di 15 mila ragazzi, intervistati a uno, tre e cinque anni. Ad un anno dalla conquista del titolo di scuola secondaria superiore, 65 diplomati su cento si iscrivono ad un corso di laurea, 31 preferiscono inserirsi direttamente nel mercato del lavoro e i restanti 17 si dividono tra chi è alla ricerca attiva di un impiego e chi, invece, per motivi vari, non cerca un lavoro. A cinque anni dal diploma la quota di occupati cresce in modo significativo: il 51% dei diplomati lavora, mentre è ancora impegnato negli studi universitari il 45% dei ragazzi. Chi cerca lavoro è il 12%.
Ci sono però significative differenze, in base al titolo di studio. Ad un anno dal diploma il 75% dei liceali studia all’università, la quota scende al 37% per i diplomati del tecnico e al 15% per i professionali. Al contrario, il 39% e il 28%, rispettivamente dei professionali e dei tecnici è impegnato esclusivamente in attività lavorative, mentre la quota è pari solo al 3% tra i liceali. Il quadro resta confermato, seppure su livelli diversi, anche a cinque anni dal titolo: il 55% dei liceali studia ancora all’università, contro il 22% dei tecnici e l’11% dei professionali. All’opposto, la percentuale di diplomati che lavora solamente è più elevata tra i professionali (62%) e, a seguire, tra i tecnici (51%); è decisamente modesta tra i liceali (14%). Si evidenzia infine una quota significativa di diplomati professionali alla ricerca di un lavoro (20%).
Dall’Indagine emerge che a giocare ancora oggi un peso rilevante sulle scelte dei giovani è soprattutto la famiglia di origine. Di fatto, prosegue con la formazione universitaria prevalentemente chi se lo può permettere, mentre chi proviene da contesti meno favoriti tende a inserirsi direttamente nel mercato del lavoro. Un fenomeno già presente al momento della scelta della scuola secondaria superiore e che ha inevitabilmente riflessi anche nel lungo periodo, dall’università al mercato del lavoro.
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