La filiera culturale e creativa italiana ha generato nel 2013 il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. Dato, contenuto nel rapporto “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Unioncamere e Fondazione Symbola, che evidenzia come il sistema produttivo culturale sia un pilastro del made in Italy.
La dinamicità del settore si riscontra anche sul fronte occupazionale. Nel 2014 la filiera dell’economia della cultura conta di realizzare circa 33mila nuove assunzioni, 23.500 delle quali (il 71%) a carattere non stagionale che andranno a favore in particolare di donne e giovani under 30. Alle prime, le imprese della cultura sono pronte ad offrire fino all’81% dei posti disponibili mentre, per giovani under 30, le possibilità di assunzione non stagionale nella filiera della cultura arrivano al 76% di quelle previste entro l’anno. Con un forte contributo del mondo del non profit, sempre più integrato con il settore pubblico e le imprese profit.
Nel 2013, dalle 443.458 imprese del sistema produttivo culturale individuate dal rapporto, è arrivato il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia. Qualcosa come 74,9 miliardi di euro che diventano circa 8o se si includono anche istituzioni pubbliche e realtà del non profit. Ma la forza di cultura e creatività va ben oltre, grazie a un effetto moltiplicatore pari a 1,67 sul resto dell’economia. Una leva che, per ogni euro prodotto dalla cultura, ne attiva ulteriori 1,67 in altri settori portando gli 8o miliardi di ricchezza direttamente prodotta a stimolarne altri 134. Una ricchezza che ha effetti positivi anche sul fronte occupazione: le sole imprese del sistema produttivo culturale – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico e architettonico, performing arts e arti visive – danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia.
Tutto questo si traduce in performance straordinarie sul fronte dell’export. Negli ultimi cinque anni, l’export legato a cultura e creatività è cresciuto del 135% (da 30,7 miliardi nel 2009 a 41,6 nel 2013), fino a rappresentare il 10,7% delle vendite oltre confine delle nostre imprese, con un surplus commerciale con l’estero di 25,7 miliardi, secondo solo a quello della meccanica.
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