Questa sera il consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo Decreto Lavoro. Un pacchetto di interventi da circa un miliardo di euro che mira a stabilizzare l’occupazione e sostenere i redditi medio-bassi, introducendo al contempo una stretta decisiva contro lo sfruttamento e i “contratti pirata”.
La novità politica più rilevante è il principio di condizionalità: per beneficiare degli incentivi pubblici alle assunzioni, le imprese dovranno garantire ai dipendenti il cosiddetto “salario giusto”. Come chiarito dal presidente Giorgia Meloni in conferenza stampa, il parametro non riguarderà solo il minimo orario, ma il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi maggiormente rappresentativi.
L’obiettivo è duplice: premiare le aziende virtuose ed estromettere dai sussidi statali chi pratica il dumping salariale attraverso sigle sindacali di comodo. “È il modo migliore per ringraziare gli italiani che fanno grande la nazione” ha sottolineato Meloni, ribadendo la natura costituzionale del provvedimento.
Il decreto accende i riflettori sulle zone d’ombra della gig economy. Viene introdotta una stretta sul caporalato digitale, con l’obbligo per le piattaforme di consegna e servizi di garantire massima trasparenza sugli algoritmi che gestiscono i turni e le prestazioni. L’obiettivo dichiarato è l’equiparazione delle tutele contrattuali dei lavoratori delle piattaforme a quelle del mercato del lavoro tradizionale.
Sul fronte fiscale, il Governo consolida la strategia di sostegno al potere d’acquisto. Il taglio di sette punti del cuneo contributivo diventa strutturale, traducendosi in un beneficio netto annuo di circa 1.000 euro per i redditi fino a 32mila euro. A questo si aggiunge il risparmio derivante dall’accorpamento delle aliquote IRPEF, che garantisce circa 400 euro extra a chi percepisce redditi fino a 35mila euro.
Per incentivare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, è previsto un esonero contributivo del 100% (fino a 500 euro mensili per due anni) per le assunzioni di under 35 mai occupati a tempo indeterminato. La finestra per accedere a questa misura scatterà tra agosto e dicembre 2026.
Sul versante delle uscite, il decreto proroga l’isopensione fino al 2029. Lo strumento consentirà alle aziende di gestire le eccedenze di personale permettendo ai lavoratori di anticipare la pensione fino a sette anni, con costi interamente coperti dal datore di lavoro.
Rivendicando i risultati ottenuti dall’inizio della legislatura — con un incremento certificato dall’Istat di 1,2 milioni di occupati e una riduzione di 550mila precari — la premier ha infine annunciato il prossimo passo dell’agenda di governo: il Piano Casa. La misura, attesa entro la fine della settimana, punta a fornire soluzioni abitative agevolate per favorire l’indipendenza e la mobilità dei lavoratori.