Sono quasi 32mila le imprese nate nel secondo trimestre del 2015 fondate da un under 35.
E’ quanto emerge dalla ricerca “Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova” realizzata dal Censis per il Padiglione Italia di Expo 2015.
Lo stock complessivo di imprese di giovani è oggi pari a 594mila, si legge nella ricerca, cioè costituiscono il 9,8% del tessuto imprenditoriale del Paese. Alle barriere di accesso al mercato del lavoro e ai rischi di incaglio nella precarietà, i “Millennials” italiani hanno opposto una forza vitale partendo da una potenza italiana consolidata: l’imprenditorialità.
La voglia di impresa è trasversale ai territori, inclusi i più critici, perché anche nel Mezzogiorno il 40,6% delle imprese nate nel trimestre è riconducibile a un giovane, con un tasso di crescita del 3,5% rispetto al trimestre precedente. Campioni di adattabilità nel mercato del lavoro. Sono 2,3 milioni i Millennials (i giovani di 18-34 anni) che svolgono un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica (sono il 46,7% di quelli che lavorano, rispetto al 21,3% dei Baby Boomers di 35-64 anni). Un milione di Millennials ha cambiato almeno due lavori nel corso dell’anno, 1,2 milioni dichiarano di aver lavorato in nero negli ultimi dodici mesi, 1,8 milioni hanno svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa, 1,7 milioni nell’ultimo anno hanno lavorato con contratti di durata inferiore a un mese, 4,4 milioni hanno fatto stage non retribuiti. Pur di entrare nel mondo del lavoro e “stare in partita”, tanti Millennials si accontentano di impieghi lontani dal loro percorso di formazione, anche in nero.
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