I mancati pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese ammontano a 65 miliardi: 34, dovuti a ritardi, e altri 31 legati alla tempistica delle liquidazioni nonostante una direttiva europea li limiti ad un massimo di 60 giorni dall’emissione della fattura.
E’ quanto sottolinea un paper della Cgia di Mestre.
“Secondo Intrum Justitia, che monitora annualmente i ritardi di pagamento di tutte le Pa d’Europa, l’Italia rimane fanalino di coda nella graduatoria dei 27 paesi Ue – dichiara Paolo Zabeo, coordinatore del centro studi della Cgia di Mestre – Abbiamo un tempo medio di pagamento registrato quest’anno di 131 giorni. Un arco temporale più che doppio rispetto al limite fissato da Bruxelles. In altre parole, a differenza di quanto sostiene la Banca d’Italia, noi riteniamo che anche una buona parte di questi 31 miliardi di euro siano ascrivibili alla cattiva abitudine della nostra Pa di pagare con grave ritardo i propri fornitori”.
La Cgia ricorda che la cattiva abitudine di pagare in ritardo i propri fornitori non riguarda solo la Pa, ma anche i committenti nei rapporti commerciali tra le imprese private. Sempre secondo l’indagine condotta a livello europeo da Intrum Justitia, nel 2016, le imprese italiane saldano i propri subfornitori mediamente dopo 80 giorni peggior risultato a livello europeo, anche se questo lasso di tempo è comunque al di sotto dei canonici 90 gironi. Nulla comunque a che vedere con quanto succede in Francia (48 giorni), nel Regno Unito (29 giorni) e in Germania (15 giorni). La media Ue, invece, è di 36 giorni: meno della metà che da noi.
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