Prorogare nel Mezzogiorno anche per il 2016, con la stessa intensità e la stessa durata, l’esonero dal pagamento dei contributi Inps a carico del datore di lavoro per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Introdurre misure di contrasto alla povertà nelle famiglie a rischio. Definire una nuova politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno. Utilizzare l’energia geotermica del sottosuolo per riscaldare e raffreddare 40mila edifici di Napoli e provincia. Creare una Zona Economica Speciale nel porto di Gioia Tauro.
Sono alcune delle proposte della Svimez, contenute nel Rapporto 2015 sull’economia del Mezzogiorno, presentato oggi a Roma.
Secondo l’associazione, serve prioritariamente una politica attiva di sviluppo centrata sul Mezzogiorno nell’ambito di una “logica di sistema” e di un’azione strutturale di medio-lungo periodo, che sappia coordinare politiche aggiuntive di coesione con rinnovate azioni di politica ordinaria. Per affrontare la crisi di competitività del Sud e dell’intero Paese, la Svimez propone di investire in alcune aree che potrebbero fare del Sud un’opportunità in una nuova prospettiva mediterranea: logistica, energie rinnovabili, rigenerazione urbana e ambientale, agroalimentare e agroindustria, industria culturale, ricerca e innovazione.
Larga parte della ricerca si concentra sulle politiche industriali a sostegno del Mezzogiorno. La ricetta per sostenere lo sviluppo delle imprese prevede corsie preferenziali per cccedere al Fondo Italiano di Investimenti, al Fondo Strategico Italiano e al credito all’export, rafforzamento dei fondi di private equity specifici per il Sud, ripristino delle agevolazioni fiscali per i contratti di rete, rafforzamento dei cluster tecnologici, prolungamento ed estensione del Piano per il Sud 2013-2016 dell’Ice, Bad Bank e fiscalità di vantaggio.
Per favorire l’attrazione di investimenti esterni all’area, nazionali ed esteri, spiega la Svimez, occorrerebbe poter contare su forme di fiscalità di vantaggio per compensare gli svantaggi competitivi che penalizzano il Sud soprattutto nei confronti dei paesi nuovi entranti nell’Ue dell’Est europeo, e in particolare di quelli non dell’Area Euro; paesi avvantaggiati da un più basso costo del lavoro, e che possono utilizzare liberamente i maggiori margini di libertà delle leve fiscale e monetaria.
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